Storia Carnevale Ceggia
Le vicende della fase più lontana, essendo affidate unicamente alla memoria delle persone che l’hanno animata e ai ricordi affettivi legati a qualche fotografia, sono difficili e complesse da ricostruire.
L’abitudine spontanea di mascherarsi l’ultimo giorno di carnevale, scherzare insieme mangiando frittelle e galani (da noi detti fritoe e crostoi) , è antica, difficilmente databile, legata a un bisogno spontaneo di allegria e ricca di implicazioni antropologiche. In questa cornice si inseriva a Ceggia l’attività dei gruppi parrocchiali guidati dai cappellani. Si trattava di animare la giornata del carnevale, di organizzarla perché diventasse una festa di tutti i giovani del paese e, non ultimo, di dare ad essa una valenza cristiana.
Il Carnevale di Ceggia, che dal 1964 ha cominciato a chiamarsi “Carnevale dei Ragazzi”, è sicuramente, per la durata di una lunga tradizione quasi ininterrotta e per il livello delle opere realizzate, una delle manifestazioni più interessanti del Veneto Orientale.
E’ stato fin dall’inizio un mezzo attraverso il quale una generazione di ciliensi ha tradotto fantasie, umori e aspirazioni in immagini ricche di suggestione, ora sapientemente ridanciane, ora scosse dal gustoso morso dell’ironia e della satira. Sembra dimostrare, inoltre, che un ampio dinamismo culturale si è avviato in quello che fino a pochi decenni fa pareva un universo dalle trasformazioni lente e impercettibili.
Il “Carnevale dei Ragazzi” è dunque un dono prezioso a una generazione più giovane che già sembra comprendere e raccogliere questa viva eredità.
Tratto dal libro “TRENT’ANNI DI CARNEVALE A CEGGIA”
